domenica 21 febbraio 2021

PILLOLE CONTRO L'INERZIA MOTORIA - DA DIABETE ITALIA ONLUS

 PILLOLE CONTRO L'INERZIA MOTORIA  

DA DIABETE ITALIA ONLUS

Quante volte abbiamo affermato che da domani si sarebbe iniziato a fare esercizio fisico e poi non è accaduto. Per vincere l’inerzia e rendere l’attività motoria una sana abitudine il progetto “PILLOLE CONTRO L’INERZIA MOTORIA” promosso Diabete Italia Onlus in collaborazione con ANIAD e Cities Changing Diabetes® e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

I singoli video sono in YouTube. Cliccando la prima immagini si accede all'intera playlist. Di seguito, però, si possono seguire le singole lezioni.

PER SEGUIRE LE LEZIONI DEVI CLICCARE SULLE IMMAGINI












lunedì 15 febbraio 2021

RINGIOVINAMENTO DEL DUODENO E GUARIGIONE DAL DIABETE?

 È vero che si sconfigge il diabete con un piccolo intervento al duodeno?

Pubblichiamo il video di risposta al quesito del Prof. Enzo Bonora che contesta e chiarisce che si tratta di una errata lettura e titolo di notizie date frettolosamente dalla stampa.

https://www.facebook.com/enzobonoracontroildiabete/videos/794793291440519/

cliccare sull'immagine per guardare il video

Un articolo pubblicato il giorno 15 febbraio che sintetizza per punti il pensiero del diabetologo

https://www.ladyblitz.it/salute/diabete-guarisce-intervento-cosa-dice-diabetologo-1708320/

Nelle ultime settimane ha fatto molto scalpore la notizia secondo cui sarebbe possibile far regredire o addirittura sconfiggere il diabete con un piccolo intervento semi invasivo al duodeno. Ma le cose stanno davvero così? Cerchiamo di capire qualcosa su questa che sembra una incredibile notizia, facendo riferimento a cosa dice il professor Enzo Bonora, ordinario di endocrinologia dell’Università di Verona e direttore del reparto di endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Sulla sua pagina Facebook, il professore è solito fare chiarezza su molte questioni legate al diabete. Nelle scorse ore, ha pubblicato un video in cui spiega cosa c’è di vero e cosa no in merito alla notizia secondo cui un mini intervento sarebbe in grado di far guarire dal diabete.

Ringiovanimento del duodeno e cura del diabete, cosa c’è di vero

Innanzitutto, il professore scrive come titolo del video: “Ringiovanimento del duodeno e guarigione dal diabete. Magari fosse davvero così. Attenzione ai titoli. Spesso sono fuorvianti. A volte sono ingannevoli”.

Nel video, poi, Enzo Bonora fa chiarezza sulla questione. “Guarigione dal diabete con il ringiovanimento del duodeno. I titoli dei giornali, a volte, non la raccontano esattamente come poi c’è scritto nell’articolo che sta sotto a quel titolo. E a volte l’articolo, che è scritto magari da un non tecnico, trascura alcuni aspetti fondamentali che possono invece essere trovati nell’articolo scientifico pubblicato, ammesso che questo ci sia.

Perché a volte si tratta di dati preliminari che vengono comunicati alla stampa prima che l’articolo sia pubblicato e, a volte, quell’articolo non sarà nemmeno mai pubblicato perché poi emergono problemi”.

Detto questo, il professore spiega:

“Mi sono andato a riguardare questa cosa, che in realtà non è una novità. Sono anni che qualcuno fa questo tipo di intervento. Di cosa si tratta? Con una manovra di carattere endoscopico, come quella che si fa durante una gastroscopia, si va a guardare con un tubo endoscopico il duodeno, Nella prima porzione del duodeno viene fatta una termoablazione per una decina di centimetri. Questo comporta un sovvertimento anatomico quantomeno temporaneo di quella porzione del duodeno e un cambiamento di quella che è la capacità delle cellule di quella porzione di duodeno di produrre certi ormoni, le incretine.

Le incretine sono in grado di regolare la funzione delle cellule che producono insulina da parte del pancreas, delle cellule che producono il glucagone da parte delle isole del pancreas e regolano anche funzioni a distanza a livello ad esempio delle centraline che in alcune zone del cervello sovrintendono le funzioni metaboliche”.

Perché i titoli non sono esatti

Quindi, il professore precisa: “Il termine esatto, quindi, non è nemmeno ringiovanimento del duodeno. In inglese infatti si chiama “modificare la superficie del duodeno”. In realtà c’è una logica in questo intervento perché è stato dimostrato quanto importanti sono le incretine nel determinare effetti favorevoli dal punto di vista metabolico. Non è un caso se esistono incretine iniettabili anche una sola volta a settimana, che vengono utilizzate per la terapia del diabete”.

“Per inciso -continua il professore- in alcuni di questi studi, dopo aver fatto la tecnica di termoablazione a livello della mucosa duodenale si fa terapia proprio con le iniezioni settimanali di incretine. Inoltre, i pazienti vengono sottoposti a un trattamento dietetico.

Quindi sono 3 cose insieme: la termoablazione, il trattamento con farmaco, il trattamento con modifica di alimentazione. Per cui è qualcosa che va oltre al semplice “ringiovanimento” della parete duodenale per ottenere risultati”.

E quali risultati si ottengono?

“Non come dice qualche titolo in maniera roboante, la guarigione del diabete. Ma il miglioramento dei livelli di glicemia e di emoglobina glicata. Un miglioramento che non è nemmeno spettacolare, nel senso che la riduzione dell’emoglobina glicata è di circa l’1%, tanto quanto fanno molti farmaci. O come fa anche un cambiamento di stile di vita. Anzi, quando ad una alimentazione corretta (partendo da una alimentazione scorretta) si associa anche dell’esercizio fisico, si è in grado di ridurre l’emoglobina glicata ben più dell’1%”.

Attenzione quindi ai titoli fuorvianti che promettono la guarigione dal diabete

“Si tratta di titoli fuorvianti perché con questo intervento non vi è la guarigione dal diabete ma un miglioramento. La guarigione -spiega il professore- è un’altra cosa: qualcosa che porta alla possibilità di non fare più nulla, nemmeno seguire una dieta, essedo perfettamente normali. E questa cosa, nel diabete di tipo 2, non esiste. Non c’è. C’è sempre bisogno di un trattamento, che sia con dieta o con farmaci. Da questi titoli fuorvianti bisogna stare molto attenti. Bisogna leggere l’articolo e andare a cercare le fonti. Capisco che per un non tecnico questo sia difficile, ma è importante”.

I titoli ingannevoli, ancora più pericolosi

Il professore, infine, invita a stare molto attenti ai titoli ingannevoli: “State soprattutto attenti a quei titoli che non sono solo illusori ma anche ingannevoli. Nel senso che la persona viene ingannata perché portata a pensare che quella certa cosa, che spesso è un prodotto venduto -in genere solo online- possa determinare grandi benefici se non una guarigione. State attenti perché nel campo del diabete -ma anche nelle malattie metaboliche o in quelle cardiovascolari, ma in particolare nel diabete perché ci sono milioni di persone in Italia con questa malattia- vengono fatte delle pubblicità su prodotti senza alcun fondamento scientifico che sono venduti online, dichiarando che sono in grado di fare cose che non fanno.

Se quelle certe cose -sottolinea il professore- producessero davvero quei risultati formidabili, voi dovete essere sicuri che il nostro sistema sanitario le garantirebbe alle persone per poter avere le cure migliori”.

Infine, il professore spiega: “Quindi attenzione ai titoli, attenzione a non essere ingannati, fate riferimento sempre e solo a chi vi cura”.


giovedì 28 gennaio 2021

DIABETE TIPO 1 - PANCREAS ARTIFICIALE - L'OBIETTIVO E' PIU' VICINO

 

DIABETE TIPO 1 - PANCREAS ARTIFICIALE
da Diabete.com

 

https://www.diabete.com/6-domande-sul-pancreas-artificiale/



https://www.diabete.com/pancreas-artificiale-grazie-alla-bioingegneria-biorobotica/




6 domande sul Pancreas Artificiale



Il progetto FORGET DIABETES (“Dimentica il diabete”) – coordinato dal prof. Claudio Cobelli, professore emerito di Bioingegneria all’Università di Padova – punta sulla bioingegneria e biorobotica per la creazione di un pancreas artificiale impiantabile.

Con la consulenza del prof. Claudio Cobelli**, Professore Emerito di Bioingegneria dell’Università di Padova

Leggere anche l’articolo nel link: https://www.diabete.com/pancreas-artificiale-grazie-alla-bioingegneria-biorobotica/

Pancreas artificiale: che cos’è? Quali sono i suoi componenti? Come funziona? La sua funzione è sovrapponibile a quella fisiologica delle cellule beta delle isole di Langherans del pancreas? Esistono diversi tipi di pancreas artificiale? Quali sono i limiti attuali del pancreas artificiale?

A queste domande risponde di seguito il Prof Claudio Cobelli, che sta lavorando al progetto Forget Diabetes (“Dimentica il diabete”) di cui parliamo in un altro articolo (link più sopra).

1. Pancreas artificiale: che cosa s’intende?

Il pancreas artificiale – definito in termini tecnici: sistema di controllo della glicemia ad ansa chiusa “closed-loop system” – è un sistema integrato in continua evoluzione che ha l’obiettivo di sostituire la funzione endocrina del pancreas, che è compromessa nei pazienti con diabete, in particolare nei soggetti con diabete tipo 1. Il pancreas artificiale è un complesso di una pompa per l’infusione sottocutanea “automatica” di insulina sulla base della concentrazione di glucosio del momento, misurata in continuo da un sensore nel fluido interstiziale (non esistono in commercio sistemi ad infusione e.v.).

2. Quali sono i componenti base del pancreas artificiale?

Il sistema è composto da tre elementi principali, connessi in modalità wireless:

un sensore sottocutaneo per la lettura in continuo del glucosio;

un microinfusore per la somministrazione di insulina;

un algoritmo di controllo che può essere integrato con il microinfusore o essere associato a un’unità separata, per esempio un telefono. L’algoritmo è l’elemento chiave per il funzionamento del pancreas artificiale in quanto determina la quantità di insulina da infondere sottocute in un paziente sulla base del valore di glucosio registrato dal sensore nel fluido interstiziale. Nel tempo sono stati proposti diversi algoritmi ma sono due ad essere comunemente usati: il PID (Proportional-Integral-Derivative) e l’MPC (Model Predictive of Control).

La maggior parte degli algoritmi di controllo contiene moduli di sicurezza finalizzati ad evitare un’infusione eccessiva di insulina.

 3. La funzione del pancreas artificiale è sovrapponibile a quella delle cellule beta delle isole pancreatiche?

Allo stato attuale, la performance del pancreas artificiale è inferiore a quella delle cellule beta pancreatiche; questo perché l’insulina iniettata sottocute dal microinfusore agisce in ritardo rispetto all’insulina rilasciata fisiologicamente nel circolo portale (vena porta) che passa direttamente per il fegato, cosa che non avviene con l’insulina somministrata sottocute. Nella differente prestazione entrano in gioco anche limiti correlati all’efficienza del sensore che rileva la concentrazione di glucosio nel fluido interstiziale e non direttamente nel sangue arterioso (vedi figura).

4. Il Pancreas artificiale come funziona?

Il pancreas artificiale migliora la vita dei pazienti con diabete tipo 1 che non sono più costretti a controllare manualmente il livello di glicemia nel sangue più di 10 volte al giorno.

L’uso di un sistema ad ansa chiusa (closed-loop) consente alla persona con diabete tipo 1 di delegare al sistema lo sgradito compito di iniettarsi insulina ogni giorno; è il pancreas artificiale che lo fa, regolando in autonomia il livello di zuccheri nel sangue, ovvero abbassandoli quando il sensore li rileva troppo alti (picchi di iperglicemia) e non facendoli scendere ulteriormente se tendono ad abbassarsi troppo (picchi di ipoglicemia). In definitiva, consente di ottenere un miglior controllo della glicemia e un time in range superiore (si stima un aumento di circa due ore e mezza ogni giorno di glicemia in un range normale in confronto agli altri trattamenti) obiettivo da considerarsi rilevante per ridurre il rischio di complicanze diabetiche croniche e per evitare i temuti episodi di ipoglicemia.

5. Esistono diversi tipi di pancreas artificiale?

Ad oggi, esistono due sistemi principali di Automated-Insulin Delivery (AID) Systems o closed-loop (o “catena chiusa”), il più diffuso definito “hybrid closed-loop” e quello definito “full closed-loop”.

Il sistema ibrido consente di controllare in modo automatico l’infusione sottocutanea di insulina basale ma richiede l’intervento manuale al momento del pasto: il paziente deve inserire nel sistema informazioni sull’introito di carboidrati del singolo pasto (calcolo dei carboidrati o conta CHO) e confermare le unità di bolo di insulina calcolate dal sistema. I sistemi ibridi attualmente in uso mostrano la massima efficacia lungo il digiuno notturno, garantendo circa l’80% del tempo del glucosio tra i 70 e i 180 mg/dl (Time In Range, TIR), superando di oltre 10 punti in percentuale i primi sistemi integrati microinfusore-sensore (Sensor Augmented Pump, SAP).

I sistemi ibridi closed-loop attualmente in commercio sono mono-ormonali ovvero infondono in via sottocutanea solo insulina ma già dal 2014 si stanno sperimentando con ottime prospettive sistemi bi-ormonali closed-loop che utilizzano due ormoni: insulina e glucagone. Gli studi in corso hanno confermato l’efficacia di questi sistemi e la superiorità sia rispetto alla terapia con microinfusore che con sistema ibrido mono-ormonale (insulina s.c.) in particolare nel prevenire episodi di ipoglicemia in corso o dopo attività fisica o boli prandiali,

Il pancreas artificiale completo è totalmente automatico, non richiede quindi interventi da parte del paziente ma compensa in modo automatico gli effetti di ogni pasto (e di ogni altro fattore condizionante: attività fisica, stress, ciclo mestruale etc) in relazione all’impatto che esso determina sulla concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia). Al momento attuale, l’infusione sottocutanea di insulina garantita dal microinfusore non è così rapida da poter garantire un buon controllo in tutte le situazioni. Proprio per questo vengono al momento utilizzati soprattutto modelli ibridi anche se la sperimentazione con quelli completi continua.

6. Quali sono i limiti attuali del Pancreas Artificiale?

I sistemi closed-loop attualmente disponibili mostrano ancora alcuni limiti tecnici che gli addetti ai lavori stanno cercando costantemente di migliorare. Facciamo alcuni esempi:

ritardo nell’assorbimento dell’insulina iniettata sottocute con conseguente ritardo dell’inizio dell’azione farmacologica rispetto alle necessità e limitazioni al controllo glicemico ai pasti e durante l’attività fisica;

complessità del sistema [in particolare per i sistemi bi-ormonali – ad oggi ancora sperimentali – che oltre all’insulina infondono anche glucagone;

scarsa accettazione nel tempo da parte del paziente con diabete che deve “indossare” più dispositivi, sostituire ogni giorno l’insulina e risolvere eventuali problemi tecnici, sia di connessione che meccanici. Al momento non ci sono studi sull’impatto psicologico dei nuovi sistemi;

necessità di intervento della persona con diabete per l’erogazione del bolo e stima della quantità dei carboidrati del pasto (sistemi ibridi).

Ci sono sicuramente ancora molti passi avanti da fare per realizzare un pancreas artificiale pienamente soddisfacente e disponibile su larga scala a costi sostenibili dal Sistema Sanitario ma ogni giorno possiamo considerarci più vicini all’obiettivo.

https://www.diabete.com/pancreas-artificiale-grazie-alla-bioingegneria-biorobotica/


Pancreas artificiale bionico impiantabile. Grazie alla bioingegneria e biorobotica, l’obiettivo sembra più vicino

25 Gennaio 2021

Con la consulenza del prof. Claudio Cobelli**, Università di Padova

 Il progetto FORGET DIABETES (“Dimentica il diabete”) – coordinato dal prof. Claudio Cobelli, professore emerito di Bioingegneria all’Università di Padova e che coinvolge 7 centri Europei – punta sulla bioingegneria e biorobotica per la creazione di un pancreas artificiale impiantabile. Patrocinato per 4 milioni di euro dalla Commissione Europea, all’interno del Programma di ricerca in bioingegneria Future & Emerging Technologies Proactive (FET Proactive)­ Horizon 2020, Forget Diabetes si svilupperà nei prossimi quattro anni (dal 1° ottobre 2020 a marzo 2025, 54 mesi). Saranno anni decisivi per arrivare all’utilizzo clinico – anche da parte dei bambini con diabete tipo 1 – di questo pancreas artificiale, un sensore miniaturizzato impiantato nel peritoneo e una pompa rivoluzionaria impiantata per l’infusione di insulina nel peritoneo. Un progetto particolarmente innovativo, ne abbiamo parlato direttamente con il prof. Cobelli, e continueremo ad aggiornarci periodicamente sulle novità di questo pancreas artificiale.

FORGET DIABETES: un progetto molto ambizioso a partire dal nome…

Si, è un progetto particolarmente innovativo che vuole dare speranza, speranza concreta a chi soffre di diabete di tipo 1, una malattia cronica ancora senza una cura definitiva: in Italia colpisce circa 300.000 persone di cui circa 18.000 bambini.

·          Chi soffre di diabete di tipo 1 dipende dall’insulina.

·          Ogni anno deve effettuare 3000 punture del dito per il controllo della glicemia e circa 1800 iniezioni di insulina.

·          Ad ogni pasto, deve calcolare la dose di insulina da iniettarsi sulla base della quantità di carboidrati (Calcolo di CHO) che verrà consumata.

La tecnologia  per il diabete (sensoripompe per insulina, modelli, algoritmi di controllo) ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni  per migliorare la gestione quotidiana della malattia e la qualità di vita di chi ne soffre ma c’è ancora molto lavoro da fare.

 … così all’avanguardia da ricevere un finanziamento dalla Commissione Europea

Siamo molto onorati di aver ricevuto un cospicuo contributo  – 4 milioni di euro – per finanziare questo rivoluzionario progetto, il primo in assoluto nel suo genere, dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Future & Emerging Technologies Proactive (FET Proactive) – Horizon 2020. Tale programma si rivolge rivolto a  proposte di  tecnologie rivoluzionarie e all’avanguardia, sviluppate in un contesto multidisciplinare al fine di fare emergere un eco-sistema innovativo basato su un nuovo paradigma tecnologico, e devono essere ad alto rischio/alto rendimento (high risk/high gain). Una bella sfida per noi, e speriamo di vincerla!

 

Che cosa prevede nella pratica il Progetto?

FORGETDIABETES introduce un approccio al trattamento del diabete tipo 1 radicalmente nuovo, grazie alla realizzazione di un Pancreas Invisibile Bionico (BIP), totalmente impiantato ed autonomo, immuno-ottimizzato.

Il progetto FORGET DIABETES prevede la realizzazione di un sistema integrato “sensore per glicemia + pompa per infusione di insulina” che per le dimensioni altamente miniaturizzate potrà essere impiantato all’interno dell’addome.

 

Un approccio radicalmente nuovo al diabete tipo 1

È vero, FORGET DIABETES inaugura un approccio all’avanguardia, impensabile per anni, molto innovativo al trattamento del diabete tipo 1 (T1D), sviluppando un pancreas bionico “invisibile” dall’esterno [Bionic Invisible Pancreas (BIP)**], impiantabile nell’addome, totalmente automatico, ottimizzato dal punto di vista immunologico.

Il pancreas bionico impiantato nell’addome ha come obiettivo il rilascio dell’insulina nel peritoneo (e non sottocutaneo), consentendo un controllo glicemico più rapido e più vicino al controllo fisiologico. Il numero di pazienti con diabete tipo 1 (TD1) è in continuo aumento, le stime parlano di  63-94 milioni di persone nel 2045. I pazienti con T1D richiedono insulina esogena, il che si traduce in un numero esorbitante di iniezioni: 100.000-500.000 nella vita di ogni singolo paziente.
Il 
Bionic Invisible Pancreas (BIP) libererà i soggetti con T1D da questa schiavitù e dal relativo carico psicologico. Il BIP diventerà una condizione di vita come indossare un paio di lenti a contatto, consentendo ai pazienti con diabete tipo 1 di migliorare notevolmente la propria qualità di vita. Investendo in iniziative come il progetto  FORGET DIABETES, l’Europa sarà in prima linea nelle innovazioni tecnologiche per il trattamento del T1D.

 Verrà studiato l’impatto del sistema anche dal punto di vista psicologico?

Sì. Anche questo aspetto rafforza l’approccio innovativo di FORGET DIABETES. Nel progetto sono coinvolti psicologi ed esperti di scienze comportamentali che potranno valutare tutti i riflessi psicologici dell’uso di un pancreas bionico sia dal punto di vista del paziente che del diabetologo. Questo aspetto è stato valutato molto positivamente dalla Commissione. Sarà il primo studio a livello europeo a studiare in modo rigoroso anche questi aspetti.

 Un grande risultato per la ricerca di bioingegneria diabetologica

Decisamente. L’Università di Padova, in cui si svilupperà il progetto, è all’avanguardia in ambito mondiale. Nei prossimi 4 anni, i ricercatori padovani lavoreranno in stretta collaborazione con i colleghi dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per lo sviluppo di un pancreas artificiale completamente impiantabile per la cura del diabete tipo 1 (pancreas bionico).

Per lo sviluppo tecnologico del sistema, ho l’onore di coordinare un team interdisciplinare con i migliori esperti in micro-nano meccatronica, modellazione, ingegneria di controllo, biomateriali, endocrinologia, chirurgia e scienze comportamentali “assemblato” per sviluppare ciò che per decenni è stato considerato impossibile: un sistema integrato “sensore per glicemia + pompa per insulina” dalle dimensioni altamente miniaturizzate che ne consentono l’impianto all’interno dell’addome.”

 La valenza europea del progetto è confermata da altre collaborazioni eccellenti

Collaboriamo con Istituzioni di grande prestigio scientifico e biotecnologico: il Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino (DSDB) dell’Università di Padova e l’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa e WaveComm SME di Siena per gli sviluppi di bioingeneria; Lifecare, SME, Trondheim (Norvegia), per lo sviluppo del sensore glicemico miniaturizzato; il Centre Hospitalier Universitaire

de Montpellier (Francia), il Pfützner Science & Health Institute GmbHMannheim (Germania) e il Forschungsinstitut der Diabetes-Akademie Bad MergentheimBad (Germania) per gli sviluppi nell’animale e nell’uomo e la valutazione dell’impatto psicologico del sistema.

Il progetto FORGET DIABETES  nella sua globalità è coordinato dal Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino (DSDB) dell’Università di Padova, diretto dal Prof. Giorgio Perilongo. A conclusione del percorso di sviluppo tecnologico, il progetto consentirà allo staff della Diabetologia Pediatrica di Padova, diretta dal Dott. Carlo Moretti, di estendere la sperimentazione a bambini e adolescenti con diabete tipo 1.



venerdì 4 dicembre 2020

LA PANDEMIA DA COVID 19 E LA STORIA DEL DIABETE

OGNI ANNO NEL MONDO I DECESSI 

PER DIABETE

SONO TRE VOLTE QUELLI DA COVID 19

In questo periodo di pandemia da Coronavirus chiamato COVID 19, tutti nel mondo si stanno sottoponendo a restrizioni della libertà per limitare gli effetti di questa malattia che ha causato ad oggi  (https://statistichecoronavirus.it/ )

                                  4 dicembre 2020 -  1.514.669 morti 

e che ne causerà altri ancora fino alla completa debellazione ad opera delle imminenti campagne di vaccinazione. Non sarà immediata la fine della pandemia perché dipenderà dall’efficacia del vaccino stesso e dal numero delle persone che si sottoporranno alla vaccinazione.

Contemporaneamente all’impegno contro il Covid-19 non dimentichiamo che altre malattie, fra queste quelle croniche, nel Mondo, in Italia, in ciascun territorio, compreso il nostro bellissimo POLESINE, causano tutti gli anni molti più morti, senza la speranza che un vaccino possa sconfiggerle.

Secondo l’International Diabetes Federation  http://www.idf.org/ 

il diabete ha causato 

5 milioni di morti nel 2015 (un decesso ogni 6 secondi).

La medicina ha fatto passi giganti in questi ultimi decenni, con la scoperta di medicine in grado di curare il diabete nelle sue varie forme (vedi la Storia del diabete nel video che segue), consentendo la riduzione della mortalità; ma i Sistemi Sanitari sono più lenti, influenzati anche da una errata percezione della gravità da parte dell’opinione pubblica, degli stessi ammalati e conseguentemente dagli Organi decisori sanitari che devono adeguarsi e fare meglio la loro funzione che non è solo quella della cura.

Servirebbe una grande campagna di sensibilizzazione e prevenzione dal momento che “il 90 per cento dei diabetici è costituito dal diabete Tipo 2, fortemente legato anche nel nostro Paese all’eccesso ponderale, a sua volta riferibile a iperalimentazione e a scarsa attività fisica ma anche alla struttura stessa della società”, come ritiene il Prof. Enzo Bonora, Una società che sembra essere infettata da un “virus” che lentamente condiziona lo sviluppo della malattia in tante persone. Un “virus” che è alimentato da industrializzazione, meccanizzazione, urbanizzazione, stress psico-fisico, ricerca di una facile ricompensa nel cibo che, d’altro canto, è di semplice accesso, larga diffusione di alimenti ad elevato tenore calorico, grande pressione pubblicitaria nei confronti di prodotti alimentari” con “probabile presenza di sostanze negative per l’organismo” (https://www.siditalia.it/pdf/Il%20Diabete%20in%20Italia_p.pdf  (Enzo Bonora: “Impatto socio-sanitario del diabete”).

LA STORIA DEL DIABETE

Ho prodotto questo video traendo immagini e testi da S.I.D. – Società Italiana di Diabetologia. L’intento è informativo allo scopo di aumentare il livello di conoscenza dell’evoluzione nel tempo della malattia e delle cure possibili. Ai progressi della medicina e della scienza in questo campo, al pari di altri settori, non sembrano corrispondere misure adeguate di prevenzione, a confronto con il vorticoso aumento degli ammalati e delle persone a rischio.

Nel Polesine sono circa 20.000 le persone con diabete.

In Italia, nel 2016, secondo l’ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/202600), erano oltre 3 milioni 200 mila le persone che dichiaravano di essere affette da diabete, il 5,3% dell'intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre). Notevoli gli squilibri territoriali, di genere e sociali.

Nel Mondo, sono oltre 400 milioni le persone adulte che soffrono di diabete e le stime per il futuro non sono incoraggianti: entro il 2040 ci saranno quasi 650 milioni di malati.

Sono numeri che spaventano.  Necessita un cambio radicale delle politiche sanitarie e di prevenzione. Una maggiore consapevolezza dei Singoli e degli Organi Pubblici di tutti i gradi. Non bastano più gli specialisti e le cure negli Ospedali. In Italia devono essere maggiormente coinvolti i Medici di Medicina Generale, come richiesto dalle stesse Associazioni professionali.  Nel Piano Nazionale per il Diabete è previsto un ruolo attivo anche per le Associazioni degli ammalati, ma le Associazioni non hanno mezzi e la loro azione è inefficace se non è sostenuta e condivisa.

Pino Schiesari

IL VIDEO È ANCHE IN YOUTUBE

https://youtu.be/x0dv1Ski1XQ

LE FOTO DEI PERSONAGGI STORICI ESTRATTE DA S.I.D. 
(SOCIETA' ITALIANA DI DIABETOLOGIA)

Sushruta  

50 a.c.

Un famoso medico e chirurgo indiano di nome Sush
ruta descrive casi di persone che urinavano molto e la cui urina attraeva le mosche ed era di sapore dolce. Si trattava certamente di diabetici.




Areteo di Cappadocia - 150 d.c.

Areteo di Cappadocia, famosissimo medico, probabilmente fu il primo che usò il termine diabete


Avicenna - persiano - anno 1000
Matthew Dobson scopre che il sapore dolce delle urine dei diabetici è dovuto alla presenza di glucosio


1850-70

Il francese Claude Bernand identifica il ruolo del fegato come organo che produce glucosio e definisce alcuni concetti chiave dell’omeostasi


1869

Il tedesco Paul Langerhans identifica nel pancreas multipli agglomerati di cellule diverse che prenderanno il nome di isole di Langerhans. Tali isole contengono le cellule che producono l’insulina


1889

L’austriaco Oskar Minkowski, insieme al connazionale Joseph von Mering, scopre che asportando il pancreas al cane si sviluppa il diabete e identifica quindi il ruolo del pancreas nel controllare i livelli di glicemia

1910

Sir Edward Albert Sharpey-Schafer coniò il nome insulina per una sostanza prodotta dalle isole di Langerhans che lui riteneva mancante nelle persone con diabete

1922

Banting, Best, Collips e McLeod allestiscono estratti pancreatici ricchi di insulina che riducono la glicemia quando iniettati a cani resi diabetici con la rimozione del pancreas. E’ la scoperta (premiata con premio Nobel) che prelude al trattamento del diabete con insulina e permette di cambiare la prospettiva di vita dei diabetici tipo 1 (insulino-dipendenti) che prima morivano in tempi rapidi dopo la diagnosi della malattia.

1936

Sperimentazioni da parte del danese Hans Christian Hagedorn di formulazioni di insulina legata alla protamina per rallentarne l’assorbimento. E’ la premessa all’allestimento dell’insulina NPH, commercializzata nel 1950. Il principio è sfruttato anche oggi per le formulazioni di insulina ad azione intermedia.



1922

Primo paziente trattato con insulina. E’ un ragazzo di 14 anni (Leonard Thompson). E’ una svolta epocale nella storia della malattia che diventa curabile. Rapidamente vengono messe in commercio insuline di estrazione bovina.

LE SUCCESSIVE TAPPE

1942

Scoperta casuale da parte del francese dr. Marcel Janbon che alcuni sulfamidici, usati per curare le infezioni, abbassavano la glicemia. E’ la premessa allo sviluppo, a cura di August Loubatieres, e poi all’uso clinico delle sulfoniluree che entrano in commercio nel 1955 e che ancora oggi sono largamente utilizzate per la terapia orale del diabete tipo 2 (non-insulino-dipendente).

1958

Disponibilità di strisce affidabili per la determinazione della glicosuria con metodo a lettura visiva.

1961

Immissione in commercio della metformina, il farmaco che ancora oggi è indicato dalle linee guida internazionali come il primo antidiabetico da impiegare per la terapia orale del diabete tipo 2 (non-insulino-dipendente).

1964

Disponibilità di strisce affidabili per la determinazione della glicemia con metodo a lettura visiva.

1966

Primo trapianto di pancreas nell’uomo a Minneapolis (USA). I trapianti usati per la cura del diabete tipo 1 verranno eseguiti circa 20 anni dopo.

1967

glucometro

Viene realizzato il primo strumento per la determinazione della glicemia su una goccia di sangue capillare. E’ la premessa per l’avvio dell’autocontrollo glicemico domiciliare.

1972

 

emoglobina

Introduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c) come parametro di valutazione a lungo termine (tre mesi) del compenso glicemico.

1974

Immissione in commercio delle insuline porcine monocomponenti che hanno il vantaggio di essere meno immunogene e, quindi, di evocare meno delle altre la formazione di anticorpi anti-insulina.

1979

Primi pazienti trattati con microinfusori per la terapia insulinica intensiva.

1980

Primo paziente trattato con insulina umana ottenuta con l’ingegneria genetica (tecnica del DNA ricombinante applicata al batterio Escherichia Coli).

1986

insulina

 

Immissione in commercio delle penne (iniettori) che usano cartucce intercambiabili per la terapia insulina. 1987 Primo trapianto di insule pancreatiche nell’uomo per la cura del diabete tipo 1.

1993

Lo studio americano DCCT dimostra che nel diabete tipo 1 tenere le glicemie più basse riduce il rischio di complicanze croniche.

Intestino

1995

Immissione in commercio di acarbosio, un inibitore dell’enzima alfa-glucosidasi, che ritarda l’assorbimento intestinale del glucosio.

1996

Immissione in commercio del primo analogo dell’insulina. Si tratta di insulina sintetica resa lievemente diversa da quella naturale per modificarne la velocità di assorbimento e, quindi, la velocità di azione.

1997

Viene abbassato il livello di glicemia per porre diagnosi di diabete da 140 a 126 mg/dl

1998

Immissione in commercio della repaglinide , una molecola di derivazione aminoacidica che legandosi ai recettori delle sulfoniluree stimola la secrezione insulinica soprattutto in corrispondenza del pasto.

Lo studio inglese UKPDS dimostra che nel diabete tipo 2 mantenere le glicemie più basse riduce il rischio di complicanze croniche

1999

Immissione in commercio di due molecole (rosiglitazone e pioglitazone) appartenenti alla classe dei tiazoledinendioni, farmaci con attività insulino-sensibilizzante.

2000

L’American Diabetes Association (ADA), in vista dei significativi miglioramenti delle tecniche di trapianto, inserisce il trapianto di pancreas tra i trattamenti raccomandati nei pazienti con diabete mellito di tipo 1 ai fini del raggiungimento di normali valori di emoglobina glicosilata

2000

Viene sperimentata per la prima volta in ambiente non ospedaliero la terapia con pancreas artificiale, in uno studio coordinato dal professor Renard e dal suo team dell'Università di Montpellier

2005

Immissione in commercio di exanatide, primo farmaco appartenente alla nuova classe di analoghi del GLP1un’ormone gastrointestinale che stimola la secrezione insulinica ed inibisce la secrezione di glucagone. La classe si arricchirà successivamente di altre molecole quali liraglutide, lixisenatide, exenatide long-acting e altre in fase di lancio (es. dulaglutide, albiglutide)

2006

Immissione in commercio di sitagliptin, prima molecola della nuova classe degli inibitori della dipeptidil peptidasi (DPP-4) l’enzima che degradando GLP-1 lo rende incapace di stimolare la secrezione insulinica e inibire il glucagone. Al sitagliptin si affiancheranno negli anni successivi vildagliptin, saxagliptin, linagliptin e alogliptin.

2008

Viene introdotto il concetto di “target terapeutici personalizzati” nella terapia dell’iperglicemia a seguito della pubblicazione dei risultati degli studi ADVANCE, ACCORD e VADT che mostrano assenza di benefici cardiovascolari della terapia ipoglicemizzante molto intensiva in alcune categorie di pazienti con diabete tipo 2 nei quali comunque era confermato il beneficio sulle complicanze renali, retiniche e neurologiche.

2013

Vengono pubblicati i risultati del primo studio condotto su pazienti con diabete di tipo 1 in cui è stato testato un pancreas artificiale miniaturizzato

2014

Immissione in commercio di dapagliflozin, primo di una una nuova classe di farmaci per la terapia del diabete, gli inibitori del SGLT-2 che abbassano la glicemia aumentando l’eliminazione urinaria di glucosio. Altre molecole della classe lanciate successivamente sono canagliflozin ed empaglifloz

2014

Primo biosimilare dell’insulina

 

2014

Introdotto il primo strumento di Monitoraggio Flash del Glucosio, un sistema innovativo che consente la lettura della glicemia senza la necessità di pungere le dita

 

2015

Vengono pubblicati i risultati dello studio EMPAREG che dimostrano un enorme beneficio sulla mortalità totale e cardiovascolare di empagliflozin, farmaco appartenente alla classe degli SGLT2

 

2016

I risultati dello studio LEADER dimostrano che Liraglutide, agonista del recettore GLP-1, somministrata in aggiunta alla terapia standard, riduce in maniera statisticamente significativa rispetto a placebo l’incidenza complessiva di eventi cardiovascolari maggiori e della mortalità, sia totale che cardiovascolare.

 

2017

Approvato il primo sensore impiantabile per il monitoraggio continuo della glicemia

 

2017

Viene pubblicato lo studio CANVAS che dimostra che i benefici cardiovascolari e renali della terapia con Canagliflozin e suggerisce la possibilità di un effetto di classe dei farmaci SGLT2 inibitori nella prevenzione cardiovascolare

 

2017

I risultati dello studio SUSTAIN dimostrano benefici cardiovascolari per un altro farmaco della classe dei GLP1 agonisti, la semaglutide